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Come è fatto un atto

I nomi che la libreria usa sono quelli del diritto italiano: atto, articolo, comma, rubrica, allegato, vigenza. Dello stesso testo, poi, esistono più versioni.

Serve a leggere i dati, non a decidere una questione giuridica

Quello che segue serve a leggere i dati con cognizione di causa. Per le conseguenze giuridiche di un testo, la fonte è la Gazzetta Ufficiale e l'interlocutore è un giurista.

Le coordinate di un atto

Un provvedimento si identifica con tre elementi: che tipo di atto è, quando è stato emanato e che numero ha. La libreria li raccoglie in EstremiAtto, che ogni modello espone nel campo estremi.

atto.estremi.denominazione  # 'LEGGE'
atto.estremi.data  # date(1990, 8, 7)
atto.estremi.numero  # '241'
atto.estremi.citazione  # 'L. 7 agosto 1990, n. 241'

A questi si aggiunge un secondo gruppo, relativo alla pubblicazione.

La Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana è il giornale su cui lo Stato pubblica le leggi: un atto esiste come legge quando esce lì, e il testo stampato in Gazzetta è l'unico ufficiale. Esce quasi ogni giorno, numerata progressivamente per anno, e ha dei supplementi (ordinari e straordinari) per i testi lunghi. Un atto si individua quindi anche dalle sue coordinate di pubblicazione: su quale numero di Gazzetta è uscito, in che data, in quale supplemento, e con quale codice redazionale.

atto.gazzetta  # G.U. n. 192 del 1990-08-18
atto.gazzetta.codice_redazionale  # '090G0294'

Il codice redazionale è l'identificativo che l'IPZS assegna al singolo documento pubblicato. Non è un URN e non è leggibile, ma è l'unico identificatore disponibile per i dodici tipi di atto che una forma URN verificata non ce l'hanno.

I tipi di atto

Che cosa distingue una legge da un decreto-legge, da un decreto legislativo e da un regolamento, e come si ordinano fra loro, sta in come funziona la normativa italiana. Qui basta sapere che il tipo fa parte dell'identità dell'atto: entra nella citazione, nell'URN e nei criteri di ricerca.

Le abbreviazioni

citazione scrive l'atto nella forma usata dai giuristi, e la libreria conosce undici abbreviazioni:

Denominazione Abbreviazione
COSTITUZIONE Cost.
LEGGE L.
LEGGE COSTITUZIONALE L. cost.
DECRETO-LEGGE D.L.
DECRETO LEGISLATIVO D.Lgs.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA D.P.R.
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI D.P.C.M.
DECRETO MINISTERIALE D.M.
REGIO DECRETO R.D.
REGIO DECRETO-LEGGE R.D.L.
REGIO DECRETO LEGISLATIVO R.D.Lgs.

Il corpus di Normattiva contiene trenta denominazioni, molte delle quali storiche («decreto luogotenenziale», «decreto del capo provvisorio dello Stato»). Diciotto hanno una forma URN verificata, undici hanno un'abbreviazione, e le due liste non coincidono: vedi identificare un atto.

Come è fatto dentro

Un atto è un albero. Il corpo dell'atto, la sequenza dei suoi articoli, si chiama articolato; le foglie rilevanti sono gli articoli, e dentro ciascuno il testo è diviso in commi.

flowchart TD
    A[Atto] --> B["Partizioni superiori<br/><i>libro, titolo, capo, sezione</i>"]
    A --> G["Allegati<br/><i>annessi</i>"]
    B --> C["Articolo<br/><i>numero + rubrica</i>"]
    C --> D["Comma 1"]
    C --> E["Comma 2"]
    E --> F["lettere a), b), c)<br/>numeri 1), 2), 3)"]

Articolo. L'unità numerata di cui è composto un atto. La rubrica è il suo titolo, quello fra parentesi: «Conclusione del procedimento». Non tutti gli articoli ce l'hanno, e nelle versioni storiche spesso manca del tutto.

Comma. Il capoverso numerato dentro un articolo. Quando si cita «l'articolo 2, comma 1» si intende il primo capoverso dell'articolo 2. Nel percorso interattivo la libreria li restituisce già separati:

atto.commi[0]
# Comma(numero='1', testo="Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ...")

Lo schema qui sotto mette il testo come lo stampa il servizio accanto ai campi che lo contengono:

Art. 2 (Conclusione del procedimento) 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un'istanza ... 2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti ... a) alla data di entrata in vigore ... ((3. Nei casi in cui una legge ...)) $$ modificato dall'art. 7 l. 69/2009 numero dell'articolo rubrica commi[0].numero = '1' commi[0].testo commi[1] lettera: resta dentro il testo del comma le doppie parentesi segnano il testo modificato note_aggiornamento

Le lettere e i numeri che spezzano un comma restano dentro il testo del comma: la libreria non li separa, perché il servizio non li marca in modo affidabile. Le doppie parentesi e le righe che cominciano con $$ sono segni redazionali di Normattiva: le prime racchiudono il testo introdotto da una modifica, le seconde aprono le note di aggiornamento, che DettaglioAtto tiene in note_aggiornamento invece di lasciarle dentro testo.

Partizioni superiori. Negli atti lunghi gli articoli sono raggruppati in capi, titoli, libri, sezioni. Servono a orientarsi, non a citare: un articolo si cita per numero, non per capo.

Allegati. Testi che accompagnano l'atto senza farne parte come articolato. È qui che stanno i codici: il codice civile è l'allegato di un regio decreto, ed è la ragione per cui i suoi articoli non rispondono sotto il decreto stesso.

Il bis, il ter, il quater

Quando una modifica inserisce un articolo nuovo fra il 2 e il 3, gli articoli successivi non vengono rinumerati: si aggiunge un 2-bis. Poi un 2-ter, un 2-quater, e così via con gli ordinali latini. In un atto esportato si vedono al loro posto:

for articolo in atto.vigente.articoli():
    print(articolo.numero, "|", articolo.rubrica)
2 | Conclusione del procedimento
2 bis | Conseguenze per il ritardo dell'amministrazione nella conclusione del procedimento.
3 | Motivazione del provvedimento
3 bis | Uso della telematica.

Lo stesso vale per i commi. È il motivo per cui un articolo può avere 105 commi con l'ultimo etichettato «100», e per cui il numero di articolo è una stringa e non un intero: "416bis" è un numero di articolo del tutto normale.

La vita di un atto nel tempo

stateDiagram-v2
    direction LR
    [*] --> Emanato : 7 agosto 1990
    Emanato --> Pubblicato : G.U. del 18 agosto 1990
    Pubblicato --> In_vacatio : 15 giorni
    In_vacatio --> In_vigore : 2 settembre 1990
    In_vigore --> In_vigore : ogni novella apre una versione nuova
    In_vigore --> Abrogato : eventuale, e non cancella il testo
    Abrogato --> [*]

Fra la pubblicazione e l'entrata in vigore passa la vacatio legis: quindici giorni, salvo che la legge stessa disponga altrimenti (art. 73 Cost.). Nella legge 241 è verificabile direttamente: pubblicata il 18 agosto 1990, la prima finestra di vigenza del suo articolo 19 comincia il 2 settembre, quindici giorni dopo.

Una novella è una modifica che un atto successivo apporta a un atto precedente: non un testo nuovo, ma un'istruzione di sostituzione applicata al testo esistente. È il motivo per cui la legge 241 del 1990 ha oggi 61 versioni diverse pur restando la stessa legge.

L'abrogazione toglie efficacia a un atto per il futuro, senza cancellarlo: il testo abrogato resta consultabile, e resta applicabile ai fatti avvenuti mentre era in vigore. Per questo AttoStorico.abrogato è un'informazione, non un motivo per nascondere il testo.

Le parole della vigenza

Sono quattro, e nella libreria compaiono come nomi di campi e di parametri.

Vigenza è l'essere in vigore di un testo. Un testo è vigente quando produce effetti giuridici.

Finestra di vigenza è il periodo in cui una certa versione di un testo è stata quella in vigore: comincia il giorno in cui quella versione ha preso il posto della precedente e finisce il giorno prima che un'altra la sostituisca. Nella libreria è FinestraVigenza, e una finestra senza fine è quella tuttora in vigore.

Multivigenza è la proprietà di una banca dati che conserva tutte le versioni succedutesi nel tempo, e non solo l'ultima. È la ragione per cui dettaglio accetta una data.

Testo originale è la versione come è uscita in Gazzetta, prima di qualunque modifica; nella libreria si chiede con vigenza="originale".

La conseguenza pratica è che la domanda «cosa dice questo articolo» non ha risposta senza un «quando». Come si indica la data lo mostra leggere il testo a una data.

Come si cita

La forma canonica è abbreviazione, giorno mese anno, n. numero, seguita dall'articolo e dal comma quando servono.

from datetime import date
from normattiva import EstremiAtto

EstremiAtto("LEGGE", date(1990, 8, 7), "241").citazione
# 'L. 7 agosto 1990, n. 241'

Nella pratica si scrive poi «art. 2, comma 1, l. 241/1990». La libreria non compone questa forma estesa: si ferma alla citazione dell'atto, l'unica parte per cui esiste una convenzione davvero condivisa.